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Se mio figlio non ha il cellulare è discriminato dagli altri bambini ? Io vorrei non comprarlo ma … come faccio ? E’ totalmente escluso , dimenticato !

E’ una delle domande e obiezioni più comuni che mi viene rivolta in ogni corso o seminario.

E’ una domanda importante, e le risposte sono tutt’altro che scontate, anzi le risposte dobbiamo cercarle proprio in noi genitori, adulti smarriti dentro tutta la velocità di questo tempo, che solo apparentemente si è fermato.

Risposte che richiedono una riflessione, anzi come mi piace di dire sempre, un momento di consapevolezza per noi genitori.

Discriminare, ci dice il sito della Treccani, significa distinguere, differenziare. Nel nostro caso potremmo dire non considerato, non al centro dell’attenzione.

Eh sì ma di quale attenzione stiamo parlando ?

Dimentichiamo, o vogliamo non vedere, ciò che appartiene all’esperienza di ognuno di noi, e cioè di come in qualsiasi occasione sociale, dal nido all’età adulta siamo sottoposti a confronto, a desiderare qualcosa che non è desiderio ma bisogno ,  indotto  quasi sempre dall’esterno, dall’ultima frontiera del neuro marketing  o dell’amico o collega di turno.

Il de-siderare è ciò che accende una passione, un interesse, che richiede un cammino, del tempo quindi, un’impresa da compiere, fallimenti e difficoltà annesse, qualcosa che cambia, si trasforma tutta la vita, si modifica. Cambia con noi, con gli eventi che viviamo.

Il bisogno è ciò a cui siamo tutti assoggettati a rispondere immediatamente, velocemente a ciò che sento come soddisfazione di un mio piacere. Oggi se abbiamo bisogno di qualcosa c’è una app. Hai fame ? Devi prenotare un albergo? Hai voglia di sesso ? e via dicendo …

Che poi ogni bisogno soddisfatto immediatamente sia sano per il nostro corpo, le nostre emozioni, la dimensione dello spirito, questo è tutto da vedere! Anzi.

Marco, il mio compagno di banco della prima elementare, aveva un astuccio bellissimo, colorato e con il disegno di Goldrake, tre ripiani e un numero che al tempo mi sembrava infinito di colori. I miei occhi di bambino lo guardavano estasiato.

Alle scuole medie Carlo sembrava così sciolto con le ragazze , avrei voluto almeno un poco della sua parlantina, quel tanto per rompere la mia timidezza.

In terza superiore guardavo i diciottenni che venivano a scuola con la moto o la macchina, mi sembravano dei super fichi, ammirati e invidiati da tutta la scuola, liberi di andare il pomeriggio e la sera dove volevano, vivere qualsiasi esperienza anche fuori dalla mia città.

E poi potrei continuare fino ai nostri giorni. Dentro tutti questi sguardi la linea sottile dell’ammirazione e dell’invidia è sottile, dipende da cosa ci lascia dentro, se rabbia, tensione oppure meraviglia.

La meraviglia si può allenare, riprendere, decidere di coltivare.

Un bambino, vede purtroppo i suoi coetanei e chiede lo smartphone, non ha consapevolezza della sua potenza, non può rendersi conto che qualsiasi cosa  è presente in quell’oggetto, forma, colori e suoni, è stata studiata con un unico obiettivo: incollarci letteralmente allo schermo.

Senza consapevolezza, che ci possono dare le stesse app, non abbiamo scampo, autoregolarsi è difficilissimo per gli adulti, immaginiamoci in tenera età.

Eppure ciò che dobbiamo avere sotto controllo è la nostra capacità di gestire la frustrazione, la possibilità di mantenere lo “spigolo” del no, resistere alla sirene dei capiricci-pianti-urla dei nostri piccoli che si trasformano, in men che non si dica,  da pargoli a veri e propri tiranni.

E nel bel mezzo della tensione entrano, senza pietà, tutti nostri sensi di colpa , il tempo al lavoro, i litigi, il tempo che non hai, quello che volevi tu da piccolo e non hai mai avuto, e ancora chissà che ti passa per la mente  …

E il più delle volte cedi. Sai che non è la scelta giusta ma cedi.

C’è un modo per però per resistere, anzi rilanciare, sul piano educativo ,difronte allo strapotere seducente del marketing, ed è quello di praticare e allenarsi sui verbi dell’agire educativo :

Ascoltare – per prendersi del tempo ed esser consapevoli di come stiamo vivendo, di come vogliamo vivere adesso noi, interrompendo il copione educativo dei nostri genitori e sperimentandoci facendo cose nuove. Crescere insieme ai figli che cresciamo.

Discernere – quali sono i miei valori di fondo, cosa per me è irrinunciabile. Il giorno del mio funerale che cosa vorrei che dicessero i miei figli di me ?

Dosare – per dare con equilibrio nelle differenti fasi della vita abbracci, baci e limiti.

Condividere – farsi accompagnare dalla domanda:  Quali sono le parti più belle di me che voglio donare alle persone che mi sono vicine ?

Verificare – Avere dei momenti in cui fare il punto della situazione, per raddrizzare il tiro, la strategia educativa e riprendere il cammino , ancora più entusiasti di prima.

Tuo figlio non sarà mai discriminato dal telefono, fino a quando fare esperienza del limite, del no,  dopo la naturale amarezza e delusione, diventerà una occasione per far uscire da sé la sua bellezza, la sua unicità, tutta quella che ancora non sa di avere.

Bellezza che devi svelare tu, bellezza che sarà dono per tutti.

 

 

 

 

Categories: Famiglia

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